il male accade

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1.
Quando arriva Il tuo ricordo arriva, non dà segni Arriva e basta Come in un sogno è piena coscienza che il male accade Come in un sogno è piena coscienza che il male accade Sento colpa quando dimentico anche solo per pochi istanti Ho dovuto imparare a ridestarmi coltivando la tua assenza E l’ho fatto così teneramente da individuarne il sentimento bianco Il più veloce ogni volta prima che scomparisse Quel che resta ora sul mio corpo è la patetica evidenza della mia mirabile deriva Quindi guai se per parlarmi del passato userai ancora la parola ferita Quando arriva il tuo ricordo arriva Non da segni arriva e basta È di conforto perché in me è piena coscienza Che il male accade Invadevi le mie mattine come una luce Più di una luce, una fiamma E aggredivi come una preghiera Ed è così che il tempo delle nostre stagioni si è moltiplicato acuto Affinché il mio amore per te si mantenesse semplice Lo senti ancora il vento quando cammini di notte Sulle palpebre fa lo stesso effetto del sole Brucia, brucia, brucia un mondo nuovo ai nostri piedi Ci sono oleandri tra gli oleandri i bambini sono bersagli Quindi guai, li farai imbestialire Se come tutti per parlare del passato userai ancora la parola ferita Guai a te, solo perché alcuni amanti si perdono… Quindi guai a te e agli animi come il tuo se quando gli amanti Si perderanno sarai così ingenuo da parlare del nostro Passato usando ancora la parola ferita Anche il dolore sai è stato come il tempo delle nostre stagioni Si è moltiplicato, si, ma urlando la nostra sopravvivenza È di conforto perché è piena coscienza che il male accade È di conforto perché in piena coscienza che il male accade È di conforto perché è piena coscienza che il male accade Affonda l’aurora e non resta più niente di bianco Nemmeno il tuo vestito lasciato al pavimento Gli occhi mi tremano, ma le mie mani saranno sempre colme di parole di spavento E la tua testa piena di pensieri per chi ama cosicché chi odia venga dimenticato Sta bene, chi odia sarà dimenticato Ora nella mia stanza sei nuda e il mio odio ti farà del male Affonda l’aurora e non resta più niente di bianco Come il tuo ricordo Quando arriva, il male arriva Non da segni Arriva e basta E basta
2.
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3.
Le spalle tese se qualcosa disturba E chinarsi in ginocchio e chinare la testa Ho sempre fatto ciò che vi aspettavate da me Perché c’è ritmo e c’è danza Ed esistono davvero gesti che fioriscono per parole di grazia L’uomo, vuole solo potere e non esiste nient’altro L’unico potere che io voglio è a nostro esasperato consumo Ho sempre fatto ciò che vi aspettavate da me E nessun mistero L’ho sempre fatto per il primo e più semplice dei sensi di colpa Ma credetemi amici di una vita se dico che è stato Sempre sempre confortante Flutti scintille e schiuma nelle carene dell’arca Campane d’oceano antico di sirene profondo di fronte al diluvio La notte è lenta, la tempesta di fuoco è un cuore che si spezza ma invisibile alla paura Un cuore sempre sul punto di spezzarsi E le spalle tese se qualcosa disturba Ho sempre fatto ciò che vi aspettavate da me E nella vallata della signora degli occhi tristi I bimbi ora sono gigli che giocano nei prati I cani sentinelle Noè sull’attenti si ubriacherà compiuto il suo dovere Quando capirà che Dio ha creato il mondo a propria paura e somiglianza Sino a obbedire e tacere da allora chinando la testa solo per il gusto di chinarla ancora È confortante ve lo giuro giuro È stato sempre sempre sempre confortante Flutti scintille e schiuma nelle carene dell’arca Campane d’oceano antico di sirene profondo di fronte al diluvio La notte è lenta,la tempesta di fuoco è un cuore che si spezza ma invisibile alla paura Un cuore sempre sul punto di spezzarsi E le spalle tese se qualcosa disturba Ho sempre fatto ciò che vi aspettavate da me E nella vallata della signora degli occhi tristi I bimbi ora sono gigli che giocano nei prati I cani sentinelle Noè sull’attenti si ubriacherà compiuto il suo dovere Quando capirà che Dio ha creato il mondo a propria paura e somiglianza Sino a obbedire e tacere da allora chinando la testa solo per il gusto di chinarla ancora È confortante ve lo giuro giuro È stato sempre sempre sempre confortante Flutti scintille e schiuma nelle carene dell’arca Campane d’oceano antico di sirene profondo di fronte al diluvio La notte è lenta, la tempesta di fuoco è un cuore sempre sul punto di spezzarsi, Ma invincibile alla paura Iracondo e ubriaco eri una sentinella Noè Sull’attenti come un cane e ora sei solo un uomo che avrebbe dovuto scomparire E che sta invece soltanto Continuando a cadere Come quando ero stanco d’essere preso alle spalle dopo un pò Sai, avevo iniziato a pensare che me le avessero Cavate dal tronco del corpo assieme a tutte le mie disperate resistenze di fede Ma fu l’amore, non l’assenza di scopo A rendere infinita, infinita la vita Come ogni altra vita alle dipendenze di una ricompensa come accade a ogni uomo Fu allora che ti desti una mossa Noè quando sapesti che ti sarebbe stato concesso di bere sino a Denudati nei prati Di bestia in bestia di anima in animale per un secolo due secoli e un secolo ancora Eppure il potere che volevi perché il mondo vuole solo potere non esiste nient’altro Era lo stesso che in me dimora e che in me ora anima Il potere di avere almeno il fiato per negarsi E chinare e chinare la testa solo per il gusto di chinarla ancora Ed inginocchiarsi per concentrarsi su ciò che c’è di più nobile Vedere i bimbi che sono Gigli che giocano nei prati accanto ad oleandri verdi verdissimi I bimbi che sono nient’altro che Gigli che giocano nei prati accanto ad oleandri in fiore E capire infine quella che è l’unica evoluzione umana La paura affrontando la linea di caduta ripromessa alla terra La paura è sempre servita sì Noè, ma ricorda anche sempre infine ucciso E proprio perché il dio del corvo nero Egli è a dirlo ed egli è farlo Ha creato il mondo A propria paura E somiglianza
4.
L’ho colpita a muso duro la città concreta di queste strade Per andare a vedere dove la bellezza si forma Ho bevuto Uisge Behata, l’acqua della vita, la parte dell’angelo fino a intossicarmi La circolazione perchè non volevo certo che finisse quel mio paradiso Dove sono in questa notte gli amici carissimi? Sono andati come sogni travolgenti pronti a tornare per il nuovo abbraccio. Ascoltate dunque bambini, qui non ci si mette a giocare Con noi centauri con noi mietitori avete inteso? Vi par davvero che s’abbia l’aria di chi stia negoziando Qui voi di giorno siete le libellule dei sacrifici eucaristici E noi di notte falciamo le vostre ali come spighe Fino all’alba ascolteremo la cadenza immortale del flicorno di Chet Baker Come nel cuore, di un tempio, immenso, in questa città Spettri rossi castrati dalla rabbia anzitempo danno caccia in Sottoriva increspano e squagliano La cortina di nebbia inacidiscono le narici e striato il cielo d’ombra d’improvviso si mostra I campanili sono più sontuosi del tramonto, ma è un attimo… È un attimo e Castel San Pietro annerisce per la notte che avanza Là, dove la luna è nevicata ed è crollata l’anima di Dio Ed io, ed io a torace aperto a pregare le muraglie di un credo immenso Correndo non come fa l’eco con il canto, ma verso la morte come un grido Madonna Verona La sera è favorita dai venti, ma la custodia dei diritti Del povero è ancora relegata all’Apostolato degli Infermi e la misericordia Per gli inermi ai sanatori di Marzana e Caprino Veronese Fuori dalle mura, dove la luce è castigata come una bimba che soffoca Là rabbuia la mia impotenza: perché sono colpevole, sono colpevole abietto e colpevole. Bisogna lanciarsi a testa bassa nel caos, bambini Ribellarsi e ribellarsi ancora sino allo scioglimento dei ghiacci perché dove c’è geometria C’è sempre dittatura E allora il caos; e nel caos, io, ho davvero creduto Nel caos ho imparato, nel caos ho amato Ma sopra ogni cosa nel caos ho infine ritrattato La mia verità comporta questa ferita, la tua libertà Amore di una vita, comporta ancora ogni mio battito Ma la fede, quella che tenevo nei palmi non ti ha sfamata La fame ti ha impaurita e la paura rigenerata. E tutto si è così corrotto Mi trovo come in un ospedale da campo, ci sono i morenti Carcasse i cavalli c’è il giglio strappato, e c’è la la fame, la fame negra E nello sterminio il mio pensiero alla tua perdita come peste di sangue... E tu, e tu sei qui, in questo preciso momento: scappa da queste strade E sii attenta quando sorridi perché come i caprioli muovi tutti e diciassette I muscoli del viso e torni visibile agli altri Lascia che la cocaina trasfiguri Piazza delle Erbe... Saccheggiata da grida luminose, risponderà Quando la madre di tutti i transessuali darà ordine di non piangere Per il morto ma di pensare a fregare il vivo E la sofferenza sarà l’unica via... L'unica via per ritrovarti, quando vesti di bianco E il tuo ricordo arriva e basta Dalla brutalità chimica dell'onda di tenebre ecco l’alba sospinta da un’aria di bucolica antica Amore, amore di una vita... Vomita-menti-e-osserva... osserva Madonna Verona... sarà finalmente tuo il suo argento E i suoi suoni dolcissimi Come emessi Da flauti Di morte L’ho colpita a muso duro la città concreta di queste strade Per andare avedere dove la bellezza si forma Ho bevuto uisge beatha, l’acqua della vita La parte dell’angelo e gli amicicarissimi sono andati come sogni travolgenti Ascoltate dunque bambini, qui non ci si mette a giocare con noi centauri Con noi mietitori, avete inteso? Vi par davvero che s’abbia l’aria di chi stia negoziando? Qui voi di giorno siete le libellule dei sacrifici eucaristici E noi di notte falciamo le vostre ali come spighe. Fino all’alba ascolteremo la cadenza immortale del flicorno di Chet Baker Madonna Verona, lascia che s’alzino i sermoni – che han ragione Il vero male per l’uomo non è quel che soffre ma quel che smette di amare solo per proteggersi Già l’ho detto: sarò colpevole, colpevole, abietto e colpevole. E... Mo--Ri-Rò
5.
Dalla periferia delle preghiere e della tempesta Imparai prevaricazione e violanza Come da una culla Una genesi Un’esplosione stellare Densa di folgori e densa d’amore A conficcarmisi nel microcosmo D’un’anima oramai - nitidamente - da - delitto Dal naufragio ero stato rigettato in questo mondo che bagnava nel sangue e ora che camminavo Camminavo come - sulle fiamme Camminai gettando dal sole la mia ombra di peccato a battezzare la terra Per poi toccarla con palmi commossi, fu proprio in quei miei palmi che si spaccò La fede perché infine non fu così difficile negli nella disciplina della vita lasciarsi andare E non aggrapparsi, perdere ogni luce - non aggrapparsi, non aggrapparsi - più E cantai; E cantai… E cantai del ciclo corruttivo che s’insinua negli amanti E ne cantai il peso più grave, come una lama dal talento di sangue E mancai; E mancai… E mancai di pudore e cantai dei nostri cuori sfiniti, degli amplessi confusi, i cui riflessi si perdevano Si perdevano per minacciare, i nostri corpi sfiniti Nel sapore della bocca, negli occhi di sale, e nell’invito al tuo sesso criminale Brutalmente-brutale-vivo, vivo, in una lussuria febbrile Da deserto e e smunta dalla sete, nella bestia interna che pretendere schiuma dalla saliva e sangue Dalle nostre secrezioni Saliva sangue e secrezioni come sole miele e ambrosia Secrezioni che Cristo Dio avevamo be-ne-det-to E cantai; E cantai… E cantai di tutta quella nausea, di sentimento, sospinto, e sputato All’attesa, ed io come, a svuotare, sacche, d’urina E mancai; E mancai… E mancai di pudore e cantai sì dei nostri corpi nudi e sfiniti Ma realizzai che cantai anche del cielo più intenso e del mare più immenso E tutto il mio passato scansando le stelle si rivelò un rifiuto E infine bestemiai Ci facevamo quello che volevamo mentre io Mi facevo di quello che volevoe ne uscì l’immagine di un cosmo Dove Dio non avrebbe trovato ove piantare il chiodo del Suo trono Bestemmiai e mancai di pudore - e caddi, - sì Ma nella periferia delle preghiere e della tempesta tornai cieco e limpido Come il fanciullo di Fort Alamo Smisi di contare i dèspoti caduti e i depòsti regnanti E il mio peccato s’elevò ad Unicorno, e irruppe al sole sino a farlo precipitare E in fronte al mio sguardo, finalmente nuovo di prima luce Del cielo crollò la volta, come rabbia, a rincorrere, e finalmente a illuminare E il dolore non ebbe più dominio, e questo perché, benché gli amanti si E il dolore non ebbe più dominio, perché benché gli amanti perdano, l’amore sarà salvo Il dolore non ebbe più dominio, perché benché gli amanti perdano, l’amore sarà salvo Il dolore non ebbe più dominio, perché - benché - gli amanti si perdano L’amore - sarà – salvo Sffocando di fuoco in fiamma il dolore può mutare in follia La follia in paura e la paura felicemente in male… Solo di modo che anche bruciando l’unica parola a contare davvero, sia felicemente
6.
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7.
Quando ti ho vista andare, ti ho vista camminare con fretta Per un ultimo addio all'adorato sentimento Prima che scomparisse per svelarne il futuro rimpianto Quando affonderà l'incanto affonderà l'aurora e di bianco non resterà più nulla. Camminando con quella fretta hai fermato i venti E a venti fermi ho imparato a mordere l'aria Mi destavo, e i miei giorni erano chiusi dalla grazia Degli impulsi della morte da non nominare e la mia intuizione dal cielo era Solo-di-cose-nere e la malattia suggeriva: veniva cavato l'ossigeno dal midollo alle nostre madri E i nostri padri si schiantavano grande croce di San Davide In quei giorni chiusi, lo so io e lo sai tu, eravamo liberi nell'estrema concessione Nuovamente di amare egualmente la disperazione e tutto L’amore di cui eravamo capaci E tutto l’amore di cui eravamo capaci Ma non lasciar andare alcuno, restava il più alto dei compiti Il sacrificio incondizionato, il giuramento. Ma cielo e schiere angeliche hanno visto - e sanno - bene - quel che è - accaduto: A venti fermi tutto quel che poi è successo è successo per mia paura Impaurito quindi, con il panico affrontato a morsi e sciagure Io, la nostra sopravvivenza me la sono garantita Tu l'hai taciuta sbriciolando alla nausea le estati d'amore mentre ancora io urlavo Rimproveravo e urlavo ancora E se, e solo se, i miei giorni verranno di nuovo chiusi dagli impulsi del buio Torna un'ultima volta a ballare con me Nell’ultima luce - per amare egualmente la disperazione e tutto l’amore di eravamo capaci E tutto l’amore di cui eravamo capaci E scendendo e soffocando tu dalle punte in avanti cascando Ti aggrapperai allo sfinimento della piena coscienza del male che ti accade. Mi sverrai tra le braccia, prenderò il tuo corpo in braccio come in braccio Si prende la morta gentilezza. a maternità Sconfitta e nome destinato Come tutti i nomi, a pietra tombale avrai solo un’ultima danza in pregherai La lama Dell’incudine dal pettono, torna in questa stanza a ballare con me in questa luce Che è un luce che uccide In questo paesaggio fatto di angeli In questo ospedale da campo dove non lasciar andare alcuno resta il più alto dei compiti E morire di affezioni alle vie respiratorie il destino Dal mio male finanche il Padre non potrà E vorrà liberarti (La mia luce che vibra E l'aurora che affonda)
8.
Buio 01:41
Ovunque sei Ti uccidei ancora E ancora

about

Il Male Accade è il quarto disco a firma dei veneti Ultimo Attuale Corpo Sonoro. Un disco con pretesa di lealtà, un disco pensato-scritto-suonato-registrato in presa diretta e prodotto nella sala prove di una vita. Sette persone. Batteria, voce e strumenti elettrici a corda, eludendo ogni tentazione data da elettronica, sovra-arrangiamenti o ambienti ex-novo in post-produzione.

Il Male Accade è un'autobiografia erotica: un corpus di testi stravolto da paesaggi sonori che portano lo scandalo a farsi tenerezza. Sei brani e un epilogo omicida che raccontano come l'unica passione nell'esistenza di un uomo possa divenire la paura. E come, da quella paura, trovare redenzione nell'amare la vita nuova che si presenta. Suoni che aggrediscono e vuoti liberatori, in tensione, ad esasperare la dinamica di un disco in cui la declamazione è tanto intimidatoria quanto costretta all'intimità. L'anarchia di Artaud, Miller, Bataille mitigata dall'esperienza poetica, saggistica e cristiana di Luzi e Ceronetti. La violenza della Padania confidenziale che si mescola alla commozione che nasce Dal fondo delle campagne. 
Il Male Accade è un disco ed è una Passione: è la fotografia di un cuore strappato dal torace e ficcato su un vassoio; un cuore che, nonostante il disgusto suscitato agli occhi, pretende di essere guardato.

credits

released January 25, 2019

Componenti:
Marcello Marchiotto,
Gianmarco Mercati,
Fabio Molinaroli,
Fabio Ridolfi,
Valentino Torresendi
Giacomo Zorzan
(con la collaborazione di Filippo Pavesi e M.S.)

Documentazione grafica di Fabio Molinaroli

Documentazione filmica di Riccardo Pittaluga
Produzione di Enrico Bellaro con Ultimo Attuale Corpo Sonoro


Etichetta: Manzanilla Musica&Dischi

Registrato a Lugagnano di Sona il 21, 22 e 23 Maggio 2018,

Voce curata a Povegliano Veronese presso lo studio Sottoilmare nel Luglio 2018

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ultimo attuale corpo sonoro Verona, Italy

Ultimo Attuale Corpo Sonoro è un progetto di incontro tra verso italiano e musica sperimentale che nasce nella provincia di Verona e matura trovando stabilità e coerenza compositiva nei primi mesi del 2003, approdando a formazione definitiva. Sonorità che seguono l'avanguardia strumentale e l'indipendente cantautorale lo-fi sono unite ad un approccio etico e poetico. ... more

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